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Calendario sulla storia di "Festincontro" anno 2007 Calendario sulla sicurezza anno 2003
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Tsunami nel Sud-Est Asiatico anno 2004 Lorenzo - III F |
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Maremoti e onde anomale si manifestano casualmente, ma a volte con inaudita violenza: è il caso del maremoto avvenuto la mattina del 26 dicembre 2004 nel centro dell'Oceano Indiano, circa 30 km a nord-ovest dell'isola di Sumatra in Indonesia. Alle ore 7.59 locali, una scossa tellurica del 9° della scala Richter si è verificata in prossimità della fossa oceanica che corre a sud dell'arcipelago di Sumatra. La frattura della crosta terrestre causata dal sisma si è estesa per più di 1000 km lungo la fossa oceanica ed ha provocato un innalzamento del terreno di 70 m spostando l'enorme massa d'acqua sovrastante la quale, spingendosi verso le coste di vari paesi ha provocato ingenti danni. La propagazione della gigantesca onda è stata particolarmente veloce (all'incirca 500 km/h) tanto che l'acqua ha raggiunto Sumatra nel giro di '30. Dopo un'ora l'onda si abbatteva sugli alberghi e i villaggi turistici delle coste tailandesi, poi verso l'India e lo Sri Lanka e, dopo quattro ore dalla scossa, l'ondata aveva spazzato via gran parte dei piccoli atolli delle Isole Maldive e delle Andamane, fino a giungere, 7 ore dopo la scossa, fino in Somalia. Il maremoto ha devastato tutta l'Asia sud-orientale, colpendo, oltre ai villaggi di pescatori e agli insediamenti costieri, anche moltissimi luoghi con alto afflusso turistico, come i villaggi turistici e gli alberghi delle Maldive e della Thailandia. Le coste, particolarmente basse hanno permesso all'onda di propagarsi per centinaia di metri sulla terra ferma, travolgendo tutto ciò che incontrava sul proprio cammino. Per capire quali sono effettivamente le dimensioni di questa immane tragedia, basti pensare che il sisma ha causato uno spostamento, se pur impercettibile, dell'asse terrestre (circa 5-6 cm ossia 2 millesimi di secondo di arco) ed è uno dei più devastanti mai registrati. L'onda di maremoto ha colpito indirettamente anche altri Paesi che compiangono nel lutto i propri cittadini, la cui vacanza è finita in tragedia. Dopo quindici giorni dall'avvenimento, molti stati colpiti, incluso lo Sri Lanka rinunciano ufficialmente alla conta dei morti e dei dispersi. Il bilancio dei morti accertati supera in escalation i 160.000 e i dispersi potrebbero essere altrettanti. Oltre alla popolazione locale, anche migliaia di turisti stranieri sono rimasti vittime di quella che ora chiamano "onda assassina". La distruzione è stata così vasta che si calcola che il costo della ricostruzione si dovrebbe aggirare intorno ai 7-8 miliardi di dollari. Intere famiglie sono state spazzate via dall'ondata più impetuosa e come sempre i più colpiti sono i bambini circa 80.000 sono i morti di età inferiore ai 16 anni, ma la certezza delle stime attuali è relativa anche se in linea di massima attendibile. Tra le vittime anche turisti europei e statunitensi. Da questo punto di vista, il paese più colpito è la Svezia: sono morti infatti più di 600 svedesi e moltissimi turisti di varie nazionalità sono ancora dispersi. Ormai i morti non si contano più, ma i cadaveri vengono ammassati in grandi fosse comuni. Quelli di cui si è proceduto al riconoscimento sono conservati in celle mortuarie, in attesa di essere restituiti alle famiglie, come nel caso degli italiani deceduti. Gli altri corpi vengono in gran parte bruciati perché si teme sempre il rischio di epidemie, molto frequenti in questi paesi. I templi induisti e buddisti sono affollatissimi di familiari che cercano i corpi dei parenti e di cadaveri che aspettano di essere cremati come vuole il rito indù. I pochi sopravvissuti stentano a ricominciare la vita di tutti i giorni, perché gli approvvigionamenti di acqua potabile sono difficili e manca il cibo. Ormai i volontari sono giunti in quasi tutte le zone colpite e consigliano alla popolazione di far bollire sempre l'acqua, distribuendo sapone e portando testimonianze di luoghi devastati. La furia del mare è persino riuscita a sollevare imbarcazioni di varie tonnellate di peso che giacciono ora nell'entroterra. La devastazione naturale ha provocato danni inestimabili, non solo all'economia del paese o alla popolazione, ma anche all'ecosistema, pregiudicando la sopravvivenza di molte specie di animali acquatici, incluse le barriere coralline, in gran parte distrutte dalla forza delle onde. Molte persone si sono salvate per miracolo, come la tribù indigena delle Andatane, un patrimonio inestimabile per qualsiasi antropologo. La gente si è salvata in vari modi: alcuni sono riusciti a raggiungere delle alture, altri si sono arrampicati sugli alberi e ad altri ancora sono riusciti a rimanere a galla quando l'onda li ha sorpresi. Adesso si deve ricostruire, ma molti e molti edifici sono ancora invasi dal fango e quelle poche abitazioni locali che sono rimaste in piedi sono in condizioni disastrose. Tutto ciò fa rabbrividire se si pensa che forse la tragedia poteva essere evitata. Subito dopo la tragedia è iniziata la gara degli aiuti: prime le ONG, coadiuvate dall'ONU e dall'Unicef, poi le iniziative dei singoli stati e dei volontari. I volontari sono giunti in massa nelle zone colpite e si muovono con ogni mezzo, elefanti compresi, aiutando nella ricostruzione, nella conta dei morti e dei dispersi, nell'assistenza ai superstiti. Si è mobilitato anche l'HCR (High Commissariat for Refugees) per contenere l'esodo delle persone che si allontanano dai paesi colpiti. Arrivano aiuti da tutte le parti del mondo, si è mobilitata persino la Cina e vengono continuamente allestiti ospedali da campo e centri di accoglienza. Continua la raccolta di fondi per la ricostruzione che verranno impiegati per il risanamento dell'economia dei paesi colpiti, la cui principale fonte di ricchezza è proprio il turismo occidentale. Vengono inviati generi alimentari non deperibili, materiali edili, addirittura imbarcazioni da pesca, per permettere ai pescatori dei piccoli villaggi di riprendere al più presto la loro attività. In occasioni come queste si fa sentire la solidarietà internazionale, ma non mancano neanche liti politiche, ad esempio sulla gestione dei fondi. Gli aiuti europei sono notevoli e l'impiego dei fondi comunitari che si è scelto di utilizzare in favore degli stati colpiti sono il frutto della solidarietà dei cittadini e dei leader dell'Unione, ma a volte ci si chiede se saremmo intervenuti così prontamente se non ci fossero stati nostri connazionali e se gli stati colpiti non fossero in gran parte indebitati con i paesi industrializzati, anche se in seguito il debito è stato comunque estinto? I giornali, i telegiornali e i mass media in generale hanno parlato moltissimo di questi recenti avvenimenti, ma sarà così in futuro, o l'interesse per questi fatti andrà scemando, fino a diventare solo un brutto ricordo? Anche questa volta, non è stata solo la catastrofe a colpire, ma anche la povertà della popolazione. In Giappone è stata da tempo adottata una rete di segnalatori che servono a prevenire eventuali maremoti, eppure gli stati ad oggi devastati non potevano e non possono permettersi simili apparecchiature e strumentazioni. È vero che non si può attribuire nessuna responsabilità per l'avvenimento di catastrofi naturali, ma a volte, e solo in seguito, ci si sente un po' colpevoli di quello che si poteva fare e che invece si è scelto di non fare. [ torna su ] |
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