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      LABEL EUROPEO Riconoscimento europeo per iniziative che promuovono l'apprendimento delle lingue straniere

Il riconoscimento non prevede contributi finanziari, ma dà prestigio all'esperienza e l'istituzione premiata può utilizzare il logo del Label Europeo

 

Direzione Didattica Montefiascone

Via Cassia,1

01027 MONTEFIASCONE (VT)

Tel: 0761 826019 Fax: 0761 826019

E-mail: vtee01600n@istruzione.it

 7. Benvenuto amico, Welcome my friend

    Il progetto  

  • è un progetto a più voci e a più mani in quanto coinvolge la direzione didattica di Montefiascone, l’Associazione AMICA, l’ Amministrazione comunale di Montefiascone;

  • è un progetto di sviluppo e promozione dell’insegnamento/apprendimento della lingua straniera;

  • è indirizzato ad alunni della scuola primaria e ai bambini di 5 anni della scuola dell’infanzia (n. alunni della scuola primaria e n. alunni della scuola dell’infanzia);

  • mira a potenziare la capacità comunicativa in lingua straniera;

  •  impegna, oltre agli insegnanti, anche animatori – giovani tutors stranieri dell’Associazione AMICA;

  • si sviluppa in una serie di iniziative (campo scuola, attività in aula);

  • è al secondo anno di attuazione;

Penso che sia utile, prima di addentrarci nello specifico del progetto, spendere due parole sulla cronistoria che ci permette anche di inquadrare meglio il progetto stesso.

Come per molte iniziative, anche questa, è nata da un incontro, un incontro felice tra le persone giuste, al momento giusto e al posto giusto.

La scuola era alla ricerca di metodologie e strumenti per migliorare e potenziare il settore dell’insegnamento/apprendimento della lingua straniera che è sempre più centrale ed irrinunciabile nell’esperienza scolastica delle giovani generazioni. Poiché una lingua è una materia viva che si evolve continuamente e poiché porta con sé un insieme di cultura e tradizioni del paese in cui è parlata, gli insegnanti di lingue sono costantemente impegnati nella ricerca di materiali e risorse per rendere le proprie lezioni efficaci e significative. Inoltre bisogna tenersi continuamente in esercizio per non perdere la scioltezza nel parlato e nella comprensione. Questo secondo aspetto porta con sé spesso anche un senso di inadeguatezza che gli insegnanti non madrelingua provano verso la lingua straniera ciò ha spinto la scuola verso l’introduzione nel progetto di un madrelingua molto diverso però dall’”insegnante classico” che riferisce e trasmette secondo procedure tipiche dell’attività scolastica.

Inoltre il bisogno di investire in un progetto sull’apprendimento della lingua straniera nasce dalla constatazione che i nostri alunni di scuola primaria pur affrontando da cinque anni lo studio della seconda lingua dimostrano di saper leggere e scrivere raggiungendo buoni livelli ma presentano scarsa capacità comunicativa. E’ stato rilevato che gli alunni manifestano ancora,nonostante l’insegnamento della L2 sia stato introdotto da anni, inibizioni e “paura” nella pronuncia di nuovi suoni.

L’associazione AMICA si contraddistingue nel proporre alle scuole o ad altre realtà l’incontro con la lingua-madre per opera di giovani laureati o laureandi stranieri con residenza all’estero che presentano nel proprio curriculum esperienze nella formazione ed animazione con studenti di ogni età. Questo approccio con la lingua “viva” attraverso figure amiche che si avvicinano agli alunni giocando e raccontando un po’ di se stessi motiva i bambini e li stimola a provare senza timore nuovi suoni e a mettere alla prova proprio quell’aspetto della lingua che è più difficile da imparare e sperimentare con continuità.  

Il Dirigente Scolastico Prof. De Benedetti Vincenzo, le insegnanti di lingua inglese della scuola primaria di Montefiascone unitamente agli operatori dell’Associazione AMICA elaborano le richieste della scuola e le trasformano in ipotesi di intervento: un intervento sinergico tra l’ Istituzione Scolastica e i soggetti esterni.

Nasce così il progetto “Benvenuto amico, welcome my friend” .

L’idea è semplice: unire le forze, anzi renderle integrate e complementari:

  • per potenziare uno degli aspetti della lingua che con difficoltà si sperimenta nelle aule scolastiche,

  • per rendere il tempo scuola più adeguato ai bisogni e alle esigenze degli alunni in fatto di lingua straniera. 

In concreto si ipotizza l’ingresso nelle scuole di personale madre-lingua per mettere in atto insieme agli insegnanti: percorsi, campi scuola ed esperienze integrate dove l’uso della lingua parlata è l’elemento catalizzatore.

Un livello d’uso della lingua che privilegi le strutture linguistiche dotate di maggiori valenze universali, maggiore trasparenza, maggiore aderenza alla logica della comunicazione.

La scommessa è questa: riuscire a dar vita ad un progetto ambizioso perché si muove nell’ottica di porre gli studenti italiani alla pari con gli altri cittadini europei per quanto attiene la conoscenza delle lingue straniere, colmando quello svantaggio che ha costituito e costituisce ancora uno dei principali ostacoli alla mobilità degli studenti e dei lavoratori in Europa costruendo un percorso unitario che si articoli però in tante esperienze diverse, per rispondere alle diverse esigenze dei ragazzi.

  Lo sviluppo  

Tutte le esperienze che vengono proposte: giochi, canti, drammatizzazioni…, compongono, come un mosaico, il progetto generale e nascono da ipotesi d’intervento fatte, in genere, in sede di programmazione tra tutti gli operatori del progetto sia interni che esterni alla scuola. Queste ipotesi diventano il nucleo centrale della progettazione specifica, si realizzano all’interno di uno sfondo integratore, si inseriscono nel quadro globale d’intervento di ciascuna classe/sezione o gruppo di alunni e si integrano con le proposte che la scuola propone.

Proprio questa esigenza di integrazione con le proposte della scuola porta a preferire come modalità di lavoro l’attività di aula con il tutor madre-lingua e il campo scuola, in quanto rappresentano esperienze di alto valore  didattico per la continua sollecitazione all’uso della lingua straniera sia per comprendere ciò che il tuotr propone e racconta sia per dialogare con lui/lei. 

Le esperienze sopra citate e in particolar modo il campo scuola, infatti:

 per sua natura è il luogo del provare e dell’apprendere in lingua facendo;

nel campo ognuno è protagonista del proprio fare e del proprio apprendere e ciascuno dà a seconda delle proprie capacità comunicative senza per questo essere giudicati anzi supportati dal nuovo amico tutor;

nel campo si impara a collaborare per uno scopo comune e il prodotto finito (l’approccio verbale, il dialogo, la comprensione…)  è riconosciuto come prodotto del gruppo in cui ciascuno può riconoscersi (apprendimento cooperativo);

 nel campo non esiste una richiesta di prestazione prestabilita (come nella didattica tradizionale) alla quale doversi attenere e nei confronti della quale si è valutati e la spinta motivazionale è data dall’interesse e dallo scopo comune che è quello della comunicazione con lo straniero;

nel campo, lavorando in gruppo, si potenziano ed affinano le capacità comunicative ed espressive, si sperimentano, in situazione contestualizzata, la lingua parlata;

il campo dà agli alunni l’opportunità di osservare e ascoltare il tutor in situazione  offrendo così un valido supporto imitativo alla capacità comunicativa.

In sintesi il campo consente di provare e provarsi, di conoscere e conoscersi, di condividere esperienze, scoperte ed emozioni, di apprendere in lingua; vale a dire di sperimentare sé stessi, le proprie capacità, i propri limiti, il rapporto con gli altri e con il gruppo in uno spazio programmato sull’uso della lingua straniera.

  La ricaduta  

Il progetto unitario per finalità, obiettivi generali, metodologia e strumenti di lavoro, si è realizzato in una serie di attività per rispondere meglio ai bisogni delle specifiche necessità espresse dai vari plessi/classi/sezioni/alunni/famiglie. 

Sono stati realizzati:

  • campi scuola rivolti a tutti gli alunni della scuola primaria in orari extrascolastici;

  • attività in aula integrate alla programmazione della classe rivolte agli alunni delle classi quinte;

  • approccio ludico alla lingua inglese rivolto ai bambini di cinque anni;

  • campi scuola estivi rivolti agli alunni della scuola primaria con una quantità di tempo che va da 3/4 ore a 8/9 ore al giorno.

 Elementi comuni a tutte le proposte

Tutte le attività si sono svolte in situazione di piccolo gruppo per sperimentare il parlato con maggior facilità. Per alcune attività è stata prevista, al termine di ciascuna sequenza del percorso programmato, un incontro riepilogativo di grande gruppo.

In genere a fine attività si è svolta una festa finale “lo show” che presenta ai genitori alcuni dei materiali prodotti.

Il gruppo di lavoro è stato composto dagli insegnanti di lingua della scuola, dalla coordinatrice dell’Associazione e dai tutor madre-lingua.

E’ stata data molta importanza alla cura dello spazio che deve essere caricato di significati affettivi, deve essere conosciuto e riconosciuto, e se possibile deve essere utilizzato solamente per queste attività in quanto deve diventare lo “spazio che parla del gruppo” in lingua straniera. Quello spazio deve consentire, quindi, la possibilità di lasciare delle tracce degli incontri avvenuti che devono rimanere (disegni, cartelloni, foto, ecc.).

Anche la preparazione del materiale richiede un’attenzione particolare (non si può all’ultimo momento scoprire che mancano le forbici o la carta o lo stereo, in quanto questo può creare disturbo, distrazione, ansia, insicurezza). Per questo gli operatori esterni alla scuola sono presenti almeno mezz’ora prima che inizi l’attività e se ne vanno dopo aver risistemato il materiale e steso le osservazioni e il diario di bordo.

Naturalmente la cura e l’importanza maggiori vengono dati all’aspetto relazionale e di gioco: uno dei capisaldi della metodologia è la disponibilità richiesta agli operatori a conoscere e a lasciarsi conoscere e per questo ci vuole tranquillità, tempo, attenzione, rispetto, curiosità, sincerità. La situazione di svago crea un legame di affettività tra i protagonisti delle esperienze, offrendo agli studenti l’opportunità di vivere in maniera divertente l’apprendimento della seconda lingua.

Ciascun incontro è, in genere, diviso in sequenze alcune delle quali sono comuni a quasi tutti i progetti: l’accoglienza, lo show, il saluto.

L’accoglienza è senza dubbio uno dei momenti più significativi e in un certo senso più difficili in quanto, per sua stessa natura, non può essere codificato. Fanno parte dell’accoglienza le ritualità gestuali e verbali dei saluti, l’interessamento individuale, le piccole accortezze e attenzioni che facilitano l’approccio all’ambiente, alle persone, alle cose. Gradualmente si entra nella dimensione di gruppo e si porta l’interesse verso le attività che verranno proposte. Ognuno nell’accoglienza deve poter trovare il proprio “spazio emotivo” per entrare positivamente nell’atmosfera e porsi nella dimensione della disponibilità che permetterà ad ognuno del gruppo di sperimentare il parlato senza vergogna anzi con la convinzione che tentare, sbagliare e riprovare “mi fanno imparare meglio a dialogare”.

La preparazione dello show è l’invenzione in lingua straniera di storie, canti, rivisitazione di canzoni note o altro che gli alunni preparano con il tutor per i genitori.

Il saluto, momento conclusivo delle attività, ha bisogno di un suo tempo ben definito per lasciare nell’ambiente le tracce dell’incontro, per un commiato di gruppo ed individuale. Nel saluto è già presente l’attesa per il successivo incontro e quindi assume anche le caratteristiche di un appuntamento e di un impegno verso se stessi e gli altri. Cantiamo la canzone del saluto e proviamo a salutarci in modi diversi sempre ed esclusivamente in lingua. 

Elementi qualificanti del progetto

Gli elementi di qualità che caratterizzano il progetto sono individuati in:

L’unitarietà e l’articolazione del progetto (il progetto unitario per finalità, obiettivi generali, campi di lavoro, metodologia si articola in svariate proposte per rispondere alle capacità dei singoli alunni ).

L’utilizzazione di una metodologia che ha come cardini il gioco, l’immersione sincronica in due sistemi linguistici e culturali, la creazione di uno sfondo integratore, l’articolazione del rapporto interpersonale in situazioni di tempi forte, medio e debole, l’uso di strumenti di lavoro che diano garanzie di affidabilità (coerenza progettuale, documentazione, valutazione, pubblicizzazione dei risultati).

La figura del tutors : giovani laureati o laureandi con esperienza nel settore formativo e dell’animazione con residenza straniera.  Tale figura entra facilmente a contatto con gli alunni e viene percepita come un nuovo amico straniero che viene a stare con noi a scuola e ci racconta e ci riporta un po’ della sua esperienza. Emotivamente coinvolge molto e i bambini sono fortemente motivati al contatto con il giovane madrelingua che si propone parlando esclusivamente in lingua inglese. Nasce così il bisogno di provare la lingua utilizzando le conoscenze pregresse e avventurandosi su nuovi vocaboli in maniera disinvolta.

L’insegnamento extracurricolare ha dato un’ottima opportunità agli alunni che per la prima volta si sono potuti cimentare con la lingua conversativa senza passare per la traduzione mentale in lingua materna. Esso ha raggiunto un alto livello se si considera l’età degli alunni che conseguentemente all’esperienza hanno acquisito le competenze e gli obiettivi prefissati.

 Insegnanti referenti: Annamaria Scoponi, Silvia Chiricotto